Grandezze & Meraviglie • Festival Musicale Estense

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NEL SEGNO DI CRISTINA REGINA DI SVEZIA

Programma di Sala

Domenica 18 ottobre, SASSUOLO
Palazzo Ducale, ore 20.30
NEL SEGNO DI CRISTINA REGINA DI SVEZIA
ALLTID DENSAMME (SEMPRE LA STESSA)

MONOLOGO CON LA TERZA PRATTICA

Deda Cristina Colonna recitazione
Mara Galassi arpa doppia
costumi firmati da Monica Iacuzzo realizzati da Elena Romelli

BERNARDO PASQUINI (1637-1710)
Alemanda

ARCANGELO CORELLI (1653-1710)
Grave

BERNARDO PASQUINI
Toccata [per] Milone

ANONIMO (XVII SEC.)
Spagnoletta

JORDI RODRIGUEZ (CIRCA 1700)
Adagio

BELLEROFONTE CASTALDI (1580-1649)
Laurina corrente

BERNARDO PASQUINI
Aprile/il Primo
Aria Prima

BERNARDO PASQUINI
Passagagli

BERNARDO PASQUINI
Variazioni per Il Paggio tedesco

ANONIMO (XVII SEC.)
Pavana

ANONIMO (XVII SEC.)
Corrente

GIROLAMO FRESCOBALDI (1583-1643)
Capriccio di durezze

BERNARDO PASQUINI
Allemanda

ARCANGELO CORELLI
Grave

BERNARDO PASQUINI
Bizzarria

ANONIMO (XVII SEC.)
Romanesca

PHILIPPE DE LAHAEY (XVII SEC.)
Courante La Reyne de Suède
Sarabande de Mons Lahaye

GEORG FRIEDRICH HANDEL (1685-1759)
Lascia ch’io pianga cantato dalla Signora Isabella nell’Opera Rinaldo

Lo spettacolo, in occasione dei 400 anni dalla nascita, restituisce la complessa figura di Cristina di Svezia, tra le personalità più carismatiche e anticonformiste del Seicento europeo. Sovrana che abdicò giovanissima alla corona per convertirsi al cattolicesimo e mantenere la propria indipendenza, Cristina fu protettrice di artisti, accademica e figura centrale della scena culturale dell’epoca, legata anche al territorio estense per il soggiorno a Palazzo Ducale di Sassuolo nel 1658 ospite di Francesco I. In questa azione scenica condotta dal monologo drammatico e dalla recitazione storicamente informata di Deda Cristina Colonna, la voce della regina affiora da lettere, autobiografie e documenti originali. Il racconto s’intreccia con l’arpa doppia di Mara Galassi, che fa risuonare le musiche dei compositori amati e protetti dalla sovrana, da Bernardo Pasquini a Arcangelo Corelli e Girolamo Frescobaldi, evocando il ritratto di una donna che gestì con orgoglio la propria identità.

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